CLIL (Content and Language Integrated Learning) è l’acronimo coniato dal finlandese David Marsh e dall’olandese Anne Maljers nel 1994 per intendere una metodologia didattica innovativa che prevede l’insegnamento di una disciplina in lingua straniera veicolare. I contenuti e gli argomenti sono trattati esclusivamente in lingua straniera e quindi l’approccio educativo è centrato su due obiettivi fondamentali: una seconda lingua viene usata sia per insegnare sia per imparare lingua e contenuti.
Ormai da anni la scuola europea, e con essa quella italiana, ha cominciato a esplorare la possibilità di insegnare anche più di una materia curriculare scolastica in lingua straniera; la strada è stata aperta dalle istituzioni scolastiche dell’Europa del Nord (Svezia, Norvegia, Danimarca) ed è ormai prassi in quei paesi programmare almeno una parte dell’insegnamento della matematica o della geografia o della biologia o di qualsiasi altra disciplina in lingua inglese. L’Italia ha cominciato ad attrezzarsi in questa direzione un po’ in ritardo, pur nella consapevolezza che questo tipo di abilità risulterebbe davvero preziosa per i nostri studenti che abiteranno il “villaggio globale” creato dalle nuove tecnologie informatiche e che, in quanto futuri cittadini europei, dovranno conoscere e saper operare in almeno due lingue comunitarie.
L’esperienza CLIL in Italia era stata inserita come metodologia privilegiata nella riforma Moratti della scuola approvata dal governo Berlusconi nel 2005, ma al momento purtroppo è attualmente sospesa. Esperienze significative sono state attuate e sono in corso nelle scuole del Veneto, Lombardia, Emilia Romagna, Umbria e Piemonte. L’esperienza da me fatta finora qui al sud, insegnando materie specialistiche in inglese, ha purtroppo messo in luce i buoni intenti ma la poca organizzazione per questo tipo di iniziative.
I primi tentativi di sperimentazione condotti in Italia hanno visto più che altro gli istituti tecnici coinvolti in prima linea, con l’insegnamento di materie tecniche in inglese, ma convincere tutte le scuole di ogni ordine e grado a non circoscrivere l’esperienza CLIL a poche scuole o materie ma a tutto il curriculum di studio per veicolare ogni tematica contemporaneamente in lingua italiana e in lingua straniera, non è mai stato compito facile. L’obiettivo è sicuramente alto e richiede la disponibilità e la buona volontà di tante parti che vengono chiamate in causa. Ma prefissarsi almeno un obiettivo piccolo e immediato da realizzare subito, credo sarebbe già un ottimo passo avanti. Uno, per esempio, è quello di cominciare a far uscire molti di noi insegnanti di lingue dagli ormai chiusissimi confini della grammatica e della letteratura. L’inglese non è fatto solo di lezioni su pronomi, verbi, esercizi e scrittori. E’ scienza, è studi sociali, è arte, storia, geografica, matematica. Ed è più a portata di mano di quanto si pensi.
Internet è una immensa risorsa gratuita per cominciare a guardare oltre, per informarsi e per trovare ottimi spunti di progettazione dei primi percorsi didattici basati sull’idea di utilizzare la lingua straniera come mezzo per insegnare altre tematiche di altre discipline per migliorare la competenza linguistica e culturale dei nostri ragazzi; per tanti di noi insegnanti di lingua, infatti, rappresenterebbe un’occasione di rimotivazione degli studenti, con la consapevolezza che la competenza d’uso della lingua straniera anche in altri settori culturali – magari più di loro interesse che una pagina di grammatica – avrà nel corso degli anni sempre più bisogno di essere messa continuamente in pratica.
Nella categoria “CLIL” dell’English Learning, questo blog via via segnalerà nel suo piccolo siti e applicazioni di utilità per allargare i nostri orizzonti, arricchire le nostre lezioni e cominciare a chiudere i libri di grammatica finalizzata a se stessa, con la certezza che per le scuole italiane sarebbe davvero un peccato non approfittare delle tantissime risorse online continuando inesorabilmente a restare gli ultimi in classifica.