Gli ostacoli allo switching: gli Apple shop italiani
July 10, 2007Da tempo comincio a pensare a una cosa che ancora rende restii tanti fan della Mela sparsi nelle sconosciute cittadine di tutta Italia a passare definitivamente allo switching: la carenza di negozi Apple su più larga scala in territorio nazionale.
Vivo in una moderna e ricca città del sud, moderatamente grande e considerata un po’ come una perla nell’immenso mare di centri più piccoli e più retrò tutti uguali a se stessi che la circondano. Dista in ugual misura da due centri regionali importanti di vendita + assistenza tecnica Mac, ma i km da fare sono più di 100.
Il negozio più vicino dove poter provare e scegliere un prodotto della Mela è a 30 km, traffico escluso, e peraltro per quanto affiliato ad una catena informatica che da sempre si occupa di prodotti Apple, la buonissima Essedi, non ha la sola esclusiva del Macintosh ma vende anche altre soluzioni pc. I grandi centri a più di 100 km sono anch’essi non specializzati, e alcuni di questi, come Mediaworld, PC City o Unieuro, per quanto abbiano personale disponibile a farti provare i Mac sullo scaffale e a spiegarti questo e quest’altro, devono anche pensare ad altri settori di vendita in contemporanea. I più vicini premium reseller italiani veri e propri sono, facendo un po’ di conti ed escludendo l’unico e per di più piccolo a 100 km, almeno a 300 km di media dall’intero sud Italia, con punti vendita come iCon o l’Apple Store entrambi a Roma.
Il punto qual è: che il Macintosh, nell’immaginario collettivo dei tanti utenti che spalancano la bocca pieni di ammirazione davanti al grandioso team di Steve Jobs, è prima di tutto non solo uno stile che merita un negozio a sé, non solo un modo diverso di intendere l’assemblaggio di un hardware e il suo collocamento con una filosofia diversa e peculiare, ma anche un sistema operativo alternativo.
Il Mac non è il computer da vetrina o quello buono a riempire lo scaffale accanto ad un pur stimabilissimo Acer o meglio ancora Sony. Non è il monitor più carino da scegliere fra i tanti, o quello più intonato al nostro salotto o quello più adatto al nostro studio, tutti con lo stesso identico sistema operativo interno. E’ un altro modo di intendere il computer, semplicemente. L’educazione dell’utente alla peculiarità Apple, necessita per forza di cose di una guida esperta e completamente focalizzata sul prodotto con tanto di capacità di assistenza autorizzata perché, lo si ripete, il Mac non è un pc bianco più pratico e più leggero, ma è un altro modo di intendere l’informatica. E la guida completa, quella più efficace, la si può solo trovare in appositi centri esclusivamente dedicati ai prodotti di Cupertino, con personale che non si avventuri tra le mensole dei MacBook con un OSX e un minuto dopo tra quelle dei Toshiba con XP, con l’idea pur in buona fede che spingere un cliente indeciso a scegliere tra un portatile e un altro sarà alla fine solo una questione legata al design, alla potenza dell’hardware o agli scopi d’acquisto, e non all’intendere l’hardware e il software in modi completamente diversi.
Steve Jobs si occupa stabilmente della Apple ormai da anni, e il 2000 è già arrivato da tempo. Che aspetta l’Italia a dotare le cittadine più attente al mondo che cambia così come quelle più piccole e più anonime meno al passo con i tempi, di Apple shop anche minuscoli, anche modesti e magari dotati di centri d’assistenza vicini, concepiti sia per soddisfare l’esigenze di chi la Apple già la conosce e vuole usarla e godersela per poter contare su un proprio rivenditore senza farsi 100 km o senza indugiare di fronte al problema dell’assistenza, sia per segnalare al pubblico che lo ignora che esistono da anni altre alternative e che l’informatica non è soltanto un “Runtime Error 0×00000″ su una schermata blu? Facessi un altro mestiere in grado di garantirmi maggior capitale, un mini shop della Mela nella mia città lo aprirei io. Adesso.

Posted by anna










